RICETTA BIANCA ELETTRONICA

18 Gennaio 2021 04:20

Ricetta bianca elettronica: al via la dematerializzazione delle prescrizioni non Ssn


È in GU il decreto che istituisce la Ricetta bianca elettronica, per la dematerializzazione delle prescrizioni dei farmaci non Ssn a totale carico dell’assistito.


Adistanza di quasi dieci anni dalla spedizione della prima ricetta elettronica Ssn, anche le ricette cosiddette “bianche”, relative ai farmaci non concessi dal Servizio sanitario nazionale, a totale carico del cittadino, potranno beneficiare degli stessi flussi digitali già attivi per la ricetta dematerializzata. A disporre l’entrata in vigore è un decreto del 30 dicembre 2020 del ministero dell’Economia e delle Finanze, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n.11 del 15 gennaio 2021, recante «Dematerializzazione delle ricette mediche per la prescrizione di farmaci non a carico del Servizio sanitario nazionale e modalità di rilascio del promemoria della ricetta elettronica attraverso ulteriori canali, sia a regime che nel corso della fase emergenziale da Covid-19». Il documento descrive le modalità operative e di accesso alle prescrizioni dematerializzate per i professionisti sanitari e per gli assistiti, sia nella fase emergenziale legata al Covid-19, ma anche in via definitiva, a emergenza conclusa.

L’istituzione del «NRBE»


L’articolo 1 del decreto istituisce il «NRBE», ovvero il «Numero della ricetta bianca (non a carico del SSN)», ripetibile e non ripetibile elettronico, che costituisce l’identificativo univoco al livello nazionale generato dal SAC. Un ulteriore elemento di novità è il «consenso al FSE», ovvero il consenso all’alimentazione del FSE di cui al comma 3-bis dell’art. 12 del decreto-legge n. 179/2012.

Le competenze degli attori coinvolti


L’articolo 2 detta le competenze degli attori coinvolti nel processo di dematerializzazione, in particolare «il medico prescrittore procede alla generazione in formato elettronico delle prescrizioni di farmaci non a carico del Ssn, secondo le medesime modalità di cui al decreto 2 novembre 2011», ciò «riportando almeno i dati relativi al codice fiscale del paziente, la prestazione e la data della prescrizione, nonché le informazioni necessarie per la verifica della ripetibilità e non ripetibilità dell’erogazione dei farmaci prescritti.». Inoltre «la ricetta elettronica di cui al comma 1 è individuata univocamente dal Numero di ricetta bianca elettronico (NRBE), assegnato dal SAC in fase di compilazione della ricetta da parte del medico prescrittore, secondo le medesime modalità di cui al decreto 2 novembre 2011, eventualmente anche tramite SAR».

Il ruolo della piattaforma Sistema TS


Stabilito anche il ruolo del Sistema Tessera Sanitaria, piattaforma già attiva per gli altri flussi elettronici, secondo cui «a fronte dell’esito positivo dell’invio telematico dei dati di cui al comma 1, – si legge nel comma 2 – il medico rilascia all’assistito il promemoria cartaceo, secondo il modello pubblicato sul portale del SAC (www.sistemats.it). Su richiesta dell’assistito, tale promemoria può essere trasmesso tramite i canali alternativi di cui all’art. 3-bis del decreto 2 novembre 2011». Inoltre «a fronte dell’utilizzo da parte dell’assistito della ricetta di cui al presente articolo, la farmacia invia i dati della prestazione erogata con le medesime modalità di cui al decreto 2 novembre 2011».

Le facoltà esercitabili dall’assistito

Nello stesso atto vengono chiarite diverse facoltà esercitabili dal paziente. Tra queste la possibilità di «accedere al SAC, anche tramite SAR, con Spid o CNS, ad una apposita area del portale www.sistemats.it», per «consultare e scaricare le proprie ricette elettroniche generate dai medici prescrittori e i relativi promemoria dematerializzati» o «richiedere l’utilizzo del promemoria dematerializzato recante prescrizioni di farmaci, selezionando la farmacia presso la quale spendere il medesimo promemoria». È utile evidenziare, in proposito, che lo stesso assistito avrà facoltà di inoltrare alla farmacia interessata la ricetta di riferimento: «Il SAC, anche tramite SAR, a fronte della richiesta da parte del cittadino di cui al punto 1, lettera a), invia una notifica alla farmacia prescelta dall’assistito». In seguito «nel caso in cui i farmaci siano disponibili ed erogabili, la farmacia accetta la richiesta dell’assistito e provvede alla «presa in carico» e alla successiva erogazione dei farmaci». Infine «il SAC provvede a darne immediata notifica all’assistito che provvede al ritiro presso la farmacia».

L’atto pubblicato in Gazzetta Ufficiale


Gestione “performante” del magazzino in farmacia e rotazione dei prodotti

Condivido questo articolo di FARMACIA VIRTUALE IN QUANTO LO RITENGO MOLTO INTERESSANTE PER LA FARMACIA 

La gestione del magazzino della farmacia e la rotazione dei prodotti acquistati, in alcuni professionisti, incute ansia; molte volte non si pensa di dover fare i conti con l’aspetto economico della farmacia, legato allo stock dei prodotti. Questo aspetto è davvero fondamentale per una corretta e proficua gestione dell’intera farmacia. Con la parola magazzino ci riferiamo all’assortimento prodotti – come farmaci, parafarmaci, medical device e cosmetici – presenti fisicamente in farmacia e pronti per la vendita immediata al banco. Ma, andando al dunque, qual è la check-list ideale per gestire in modo performante il proprio magazzino?


Parola d’ordine… ordine!

Per avere la situazione sotto controllo, occorre che i prodotti siano stipati in ordine di scadenza, divisi per tipologia, in aree idonee in termini di igiene/temperatura e che siano perfettamente visibili, senza essere oscurati da altre referenze o pacchi posizionati davanti. Tutte le referenze dovrebbero essere posizionate in area vendita di modo che i clienti possano subito valutare l’acquisto d’impulso o chiedere al farmacista informazioni professionali (abbiamo appena generato un lead!).

Il magazzino, quindi, non è solo l’area dove tenere i prodotti nel retro della farmacia, ma il vero magazzino performante è quello esposto al pubblico. Nel caso in cui la quantità dei prodotti è elevata, il maggior quantitativo possibile dovrà essere posizionato in area vendita e il resto dello stock in retro banco, in unica posizione e non in posizionamenti frazionati. È necessario anche dare giusto spazio e rilevanza a ogni prodotto in area vendita in modo da stimolarne l’acquisto (e capire di riflesso cosa si ha in maggiore quantità).

Occhio alle scadenze

Risulta essenziale controllare le scadenze dei prodotti relative al mese successivo, in modo da ritirarle dall’area vendita e dal magazzino e posizionarle in spazi non conformi. Buona pratica è anche quella di valutare le scadenze prodotti a 9-12 mesi, per poter elaborare strategie di vendita e offerte di modo da eliminare le scorte prima della scadenza effettiva, monetizzando quindi potenziali prodotti che altrimenti genererebbero perdita economica.

Ogni settimana il magazziniere (o il farmacista responsabile) dovrà provvedere a rimpiazzare i prodotti carenti in area vendita dal magazzino, sistemando le referenze negli scaffali e riducendo disordine creatosi durante le fasi di vendita; in questo modo, si eviteranno potenziali errori commerciali e professionali.

Il valore del magazzino

Attenzione al valore di magazzino al 31 dicembre di ogni anno, perché il valore di costo di tutti i prodotti andrebbe a incidere di riflesso sulla situazione economica della farmacia, aumentando di conseguenza il valore della tassazione annuale. Occorre però fare una precisazione davvero importante: vero è che da un lato sarebbe proficuo ridurne il valore ma dall’altro, qualora dovessimo venire a conoscenza di offerte e scontistiche allettanti, non serve essere restii all’acquisto. La bilancia pende sempre a favore del prezzo più basso o dello sconto maggiore in fase di acquisto e non a tenere il magazzino basso a tutti i costi!

Rotazione

Importante ai fini della corretta gestione dei prodotti è la loro rotazione, ovvero il numero di volte che un prodotto, in un determinato arco temporale, viene venduto e riacquistato. Bisogna tenere in considerazione che la rotazione dei prodotti è influenzata dalla richiesta da parte dei clienti, ma anche da corretta esposizione, ottimo prezzo di acquisto e di rivendita, focus commerciale da parte di farmacisti e addetti alla vendita.


Sui prodotti a bassa rotazione occorre monitorare costantemente le vendite, per evitare di incorrere in scadenza e generare una consequenziale perdita di profitto. Un prodotto basso rotante in scadenza, genera passivi maggiori rispetto ai potenziali guadagni generati da un prodotto acquistato a un ottimo prezzo.

Ordini di acquisto

È indispensabile gestire correttamente gli ordini di acquisto, ovvero le quantità ordinate idonee alla soddisfazione della domanda, in un lasso di tempo che consiglio essere trimestrale. Nel caso in cui, come già accennato in precedenza, la ditta o il grossista di riferimento ci propongano un’offerta commerciale davvero vantaggiosa e parallelamente riscontrassimo delle buone uscite, non bisognerà esitare nell’acquisto ma essere felici di aver fatto un’ottima azione commerciale.

Meticolosità per tutta la farmacia

Sponsorizzazioni in monitor in area d’attesa clienti, locandine, volantini e attività digitali rivestono un ruolo fondamentale e decisivo nella rotazione dei prodotti in farmacia… e anche nella soddisfazione del farmacista e del titolare nel raggiungimento completo dell’obiettivo commerciale prefissato.
Per di più aumenterà, con il proseguire del tempo, il potere commerciale con i fornitori di riferimento. Si dovrà, inoltre, porre attenzione a tutte le tecniche di visual merchandising, che aiutano nell’acquisto d’impulso o nello stimolo alla vendita in generale. Altrettanto utili le giornate promozionali in farmacia, in cui alla vendita del prodotto viene abbinato un plus aggiuntivo (come ad esempio la prova dello stesso prodotto, un omaggio, uno sconto su altre referenze), potenziando così il cross-selling. Occhio quindi a tutto il magazzino della farmacia!


seguire la farmacia in tutte le sue fasi di sviluppo



 ALLA ATTENZIONE DEL FARMACISTA

A volte rivolgersi a strutture che ti seguano nella realizzazione della propria attività, può sembrare superfluo, quante volte ci diciamo, da solo posso farcela, non ho bisogno di farmi affiancare da professionisti per potere ristrutturare o avviare la mia attività, mi rivolgo ad un qualsiasi artigiano ed il gioco e fatto, qui cominciano i problemi, i materiali non sono quelli che mi avevo scelto inizialmente, i tempi di realizzazione si allungano a dismisura, le autorizzazioni tardano ad arrivare, conclusione finiamo nel panico più assoluto

Un professionista comincia col darti innanzitutto uno studio di fattibilità, ti segue nella scelta dei materiali, ti realizza un progetto in base alle tue esigenze ad al tuo budget di spesa, ti aiuta nel disbrigo delle pratiche burocratiche, e ti segue, se pensi di fare l'investimento affidandoti ad una società di Leasing

ti realizza un Logo per mettere in evidenza e valorizzare la tua attività imprenditoriale, e ti mette in contatto, con aziende di settore per realizzare il tuo pakaging, L'importanza del logo, serve a personalizzare e distinguere dalla massa prodotti che pensi di commercializzare in un prossimo futuro.

Il professionista ti segue nella realizzazione delle opere murarie, impianti elettrici, arredamento, ti consiglia visual e banner, ti realizza una oculata distribuzione merceologica per stimolare la curiosità del cliente-paziente ed incentivarlo all'acquisto

Questo e tanto altro realizza un consulente professionista, per saperne di più contattaci inviando una email al seguente indirizzo di posta oppure contattaci telefonicamente ai seguenti recapiti:

 cell 3889962275

email: genaservice1953@gmail.com


CREDITO D'IMPOSTA 2021

Bonus investimenti: la legge di Bilancio 2021 cambia le regole
Riscritta la disciplina del credito d’imposta per i beni strumentali nuovi. Le nuove regole, previste dal disegno di legge di Bilancio 2021 approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri, sono valide per gli investimenti effettuati a partire dal 16 novembre 2020 e resteranno in vigore fino alla fine del 2022, con possibile estensione fino al 30 giugno 2023 se entro il 31 dicembre 2022 l’ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti di almeno il 20% del costo di acquisizione. Previste inoltre aliquote agevolative più elevate, più alti limiti massimi delle spese ammissibili e minori tempi di fruizione. Esteso poi l’ambito oggettivo del credito d’imposta per i beni strumentali generici, aperto a imprese e professionisti: con la nuova disciplina, sono agevolabili anche i beni immateriali.

Nuova disciplina dal 16 novembre 2020 per il credito d’imposta per i beni strumentali nuovi.

Il nuovo corso arriva con il disegno di legge di Bilancio 2021, approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri del 16 novembre 2020.

Le nuove regole ricalcano la stessa struttura della precedente disciplina dettata dalla legge di Bilancio 2020 (l. n. 160/2019, articolo 1, commi da 185 a 197), ma presentano alcune sostanziali novità.

Rispetto alla precedente formulazione, la nuova normativa si caratterizza per aliquote agevolative più elevate, più alti limiti massimi delle spese ammissibili e minori tempi di fruizione. Ampliato anche l’ambito oggettivo del credito di imposta per i beni strumentali “generici”, aperto a imprese e professionisti, esteso ai beni immateriali.

La nuova versione del credito d’imposta è valida per gli investimenti effettuati a partire dal 16 novembre 2020 e resterà in vigore fino alla fine del 2022, con possibile estensione fino al 30 giugno 2023 se entro il 31 dicembre 2022 l’ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti di almeno il 20% del costo di acquisizione.

Leggi anche La proroga dei bonus edilizi al 2021 e della moratoria per le imprese entra nella legge di Bilancio 2021
Nuova disciplina valida dal 16 novembre 2020

La disciplina da applicare per la determinazione del credito d’imposta spettante dipende quindi dalla data di realizzazione degli investimenti.

Per gli investimenti effettuati dal 16 novembre 2020 trovano applicazione le nuove norme dettate del disegno di legge di Bilancio 2021, mentre gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2020 al 15 novembre 2020 sono soggetti alla disciplina contenuta nella legge di Bilancio 2020.

Ai fini della determinazione del “momento di effettuazione”, riprendendo i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 4/E/2017, si applicano le regole generali della competenza previste dall’art. 109, commi 1 e 2, del Tuir, ai sensi del quale:

- per i beni acquisiti sulla base di un contratto di acquisto, vale la data della consegna o spedizione del bene, ovvero, la data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà o di altro diritto reale, senza tener conto delle clausole di riserva della proprietà;

- per i beni acquisiti mediante contratto di leasing, rileva il momento in cui il bene viene consegnato, ossia entra nella disponibilità del locatario. Qualora il contratto preveda la clausola di prova a favore del locatario, rileva la dichiarazione di esito positivo del collaudo da parte dello stesso locatario. Pertanto, ai fini dell’agevolazione, rileva la data di consegna del bene al locatario (o l’esito positivo del collaudo) e non il momento del riscatto. L’acquisizione in proprietà del bene a seguito di eventuale successivo riscatto non configura un’autonoma ipotesi d’investimento agevolabile;

- per i beni acquisiti mediante contratto di appalto, rileva il momento di ultimazione della prestazione, a meno che il contratto non preveda la liquidazione dei corrispettivi a SAL definitivi (ossia, con verifica ed accettazione senza riserve di ciascuno stato di avanzamento lavori, da parte del committente, ex art. 1666 c.c.), nel qual caso rileva il momento della liquidazione di ogni SAL;

- per i beni costruiti in economia, i costi oggetto del credito d’imposta sono quelli sostenuti nel periodo agevolato, avuto riguardo ai predetti criteri di competenza di cui al citato articolo 109 del Tuir, anche se i lavori sono iniziati o sospesi in esercizi precedenti al predetto periodo ed ultimati dopo la scadenza dell’agevolazione.

Ambito soggettivo

Con riguardo all’ambito soggettivo, la nuova disciplina ricalca la precedente dettata dalla legge di Bilancio 2020.

In particolare, il credito d’imposta spetta a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dalle regole fiscali di determinazione del reddito adottate.

Per gli investimenti in beni ordinari non 4.0, sono ammessi anche gli esercenti arti e professioni.

Come per la precedente disciplina, il beneficio non spetta:

- alle imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, altra procedura concorsuale prevista dalla legge fallimentare, dal d.lgs. 14/2019 (Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza) o da altre leggi speciali oppure che abbiano in corso un procedimento per la dichiarazione di una di tali situazioni;

- alle imprese destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’articolo 9, comma 2, del D.Lgs. n. 231/2001.

È inoltre confermato che, per le imprese ammesse al credito d’imposta, la fruizione del beneficio spettante è comunque subordinata alla condizione del rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro applicabili in ciascun settore e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.

Misura del credito d’imposta

Differenze tra la precedente e la nuova versione del credito d’imposta si riscontrano in relazione alla misura dell’agevolazione e ai tetti massimi di investimenti agevolabili.

Beni materiali 4.0

Secondo la nuova disciplina, per gli investimenti materiali 4.0 (beni ricompresi nell'allegato A annesso alla legge di Bilancio 2017), sono previste 3 aliquote agevolative (la disciplina previgente ne prevedeva 2) e viene fissato a 20 milioni di euro (doppio rispetto al precedente limite) il tetto massimo di investimenti agevolabili.

In particolare, per gli investimenti in beni materiali 4.0 effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021 (con possibile estensione fino al 30 giugno 2022), il credito di imposta è riconosciuto nella misura del:

- 50% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;

- 30% del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro;

- 10% del costo, per la quota di investimenti superiori a 10 milioni e fino a 20 milioni.

Per gli investimenti effettuati a decorrere dal 1° gennaio 2022 e fino al 31 dicembre 2022 (con possibile estensione fino al 30 giugno 2023), il credito di imposta è riconosciuto nella misura del:

- 40% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;

- 20% del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro;

- 10% per la quota di investimenti superiori a 10 milioni e fino a 20 milioni di euro.

Secondo la disciplina dettata dalla legge di Bilancio 2020, il beneficio è pari al:

- 40% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;

- 20% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro.

Beni immateriali 4.0

Per i beni immateriali 4.0 (beni ricompresi nell'allegato B annesso alla legge di Bilancio 2017, come integrato dalla legge di Bilancio 2018), invece, per gli investimenti effettuati nel corso di tutto il periodo agevolato (investimenti effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2022, con possibile estensione fino al 30 giugno 2023), il credito d’imposta è pari al 20% del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 1 milione di euro. Secondo la disciplina dettata dal comma 190 dell’articolo 1 della legge di Bilancio 2020, il beneficio è pari al 15% del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 700.000 euro.

Come nella precedente disciplina dettata dalla legge di Bilancio 2020, sono agevolabili anche le spese per servizi sostenute in relazione all'utilizzo dei beni mediante soluzioni di cloud computing, per la quota imputabile per competenza.

Beni “generici”

Per investimenti in altri beni strumentali, diversi da quelli ricompresi nei predetti allegato A e B della legge di Bilancio 2017, il disegno di legge di Bilancio 2021 estende il credito d’imposta (di cui possono beneficiare sia le imprese che gli esercenti arti e professioni) ai beni immateriali generici (finora esclusi) ed aumenta sia la misura del beneficio che il limite massimo dei costi ammissibili.

Per gli investimenti in beni strumentali materiali ed immateriali diversi da quelli ricompresi negli allegati A e B alla legge di Bilancio 2017, effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021 (con possibile estensione fino al 30 giugno 2022), il credito di imposta è riconosciuto nella misura del:

(i) 10% del costo, nel limite massimo dei costi ammissibili pari a:

- 2 milioni di euro per i beni materiali;

- 1 milione di euro per i beni immateriali;

(ii) 15% per gli investimenti in beni strumentali, sia materiali sia immateriali, destinati all’organizzazione di forme di lavoro agile, sempre nel limite massimo dei costi ammissibili pari a:

- 2 milioni di euro per i beni materiali;

- 1 milione di euro per i beni immateriali.

Per gli investimenti effettuati a decorrere dal 1° gennaio 2022 e fino al 31 dicembre 2022 (con possibile estensione fino al 30 giugno 2023), il credito di imposta è riconosciuto nella misura del 6% del costo, nel limite massimo dei costi ammissibili pari a:

- 2 milioni di euro per i beni materiali;

- 1 milione di euro per i beni immateriali.

Secondo la disciplina dettata dalla legge di Bilancio 2020, il beneficio è pari al 6% del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 2 milioni di euro.

Periodo di fruizione

Ulteriore differenza tra la nuova e la precedente disciplina investe il periodo di fruizione.

Secondo le nuove regole, il credito di imposta è utilizzabile in compensazione a decorrere dall’anno di entrata in funzione dei beni ovvero a decorrere dall'anno successivo a quello dell'avvenuta interconnessione dei beni (materiali ed immateriali) 4.0.

Secondo la disciplina dettata dalla legge di Bilancio 2020, invece l'utilizzo può partire a decorrere dall'anno successivo a quello di entrata in funzione dei beni ovvero a decorrere dall'anno successivo a quello dell'avvenuta interconnessione dei beni 4.0.

Come per la precedente disciplina, il credito d'imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione (ai sensi dell'articolo 17 del D.Lgs. n. 241/1997), ma in 3 quote annuali (anziché in 5 quote annuali di pari importo, ridotte a 3 per i beni immateriali 4.0).

Le nuove regole prevedono inoltre che i soggetti con un volume di ricavi o compensi inferiori a 5 milioni di euro possono utilizzare il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali materiali ed immateriali “generici” in un’unica quota annuale.

Obblighi documentali

Rimangono confermati gli oneri documentali.

In particolare, viene disposto che è necessario conservare, pena la revoca del beneficio, la documentazione idonea a dimostrare l'effettivo sostenimento e la corretta determinazione dei costi agevolabili. A tal fine, le fatture e gli altri documenti relativi all'acquisizione dei beni agevolati devono contenere l'espresso riferimento della norma di riferimento.

Nel caso di investimenti in beni materiali ed immateriali 4.0 (ricompresi negli allegato A e B annesso alla Legge di Bilancio 2017), le imprese sono inoltre tenute a produrre una perizia asseverata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali o un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato, da cui risulti che i beni possiedono caratteristiche tecniche tali da includerli negli elenchi di cui ai allegati A e B annessi alla legge n. 232/2016 e sono interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Per i beni di costo unitario di acquisizione non superiore a 300.000 euro, l’onere documentale della perizia o dell'attestato può essere adempiuto attraverso una dichiarazione resa dal legale rappresentante dell’impresa.



La farmacia olistica

Il Farmacista Olistico sempre più richiesto


Oggi parliamo di un fenomeno che a Noi piace un sacco! La nuova figura di Farmacia olistica. Da 3 anni portiamo avanti la battaglia che cerca di rispondere a questa domanda “Il cliente viene in farmacia per curare la pelle, perchè,  invece trova solo  cosmetici  a base chimica e poco BIO? 

Ma il concetto di Bio farmacie è molto più ampio appunto olistico!

La corrente di pensiero dell‘olismo può essere applicata a molte discipline: politica, economia, fisica, antropologia, filosofia, psicologia e medicina. In quest’ultimo ambito, il termine “olistico” è diventato molto di moda, seppure con un significato piuttosto vago. Il termine olismo proviene dal greco όλος, olos, che sta per “totalità”. L’olismo in medicina rappresenta uno stato di salute “globale”, l’unione di mente, corpo, ambiente e società. La ricerca della salute è orientata alla persona e non alla malattia, alla causa e non al sintomo, al sistema e non all’organo, al riequilibrio invece che alla cura, stimolando il naturale processo di autoguarigione del corpo.

Ma cos’è la medicina olistica e da cosa è caratterizzata? Un approccio di tipo olistico non deve essere visto come esclusivo e lontano dalle metodologie di intervento della medicina tradizionale o “scientifica”. Innanzitutto, perché l’approccio di tipo olistico non è finemente terapeutico, cioè non si limita a guarire. Vi è anche una importante dimensione di prevenzione e un’altrettanto importante componente di conservazione e miglioramento dello stato di salute.

Ma perchè un farmacista olistico?

Forse perchè le persone oggi non vogliono più curarsi con medicine che fanno venire altre malattie!? Vi sembra logico?. Un farmacista olistico è prima di tutto un consigliere di prevenzione e salute. Propone solo ciò che fa bene, valutando sempre tra benefici e rischi.

IL TEST: Sei un farmacista olistico?

  • Proponi  prodotti più naturali possibile?
  • Guardi sempre le controindicazioni dei medicinali
  • Sei un appassionato di  fitoterapia e omeopoatia?
  • Ti appassioni ai metodi della nonna?
  • Occupi il tuo tempo parlando con il clienti o sei un commesso da banco?

Rientrano tra le medicine olistiche molte delle cosiddette “terapie naturali”. L’aromaterapia si distingue per l’utilizzo di sostanze, i cosiddetti olii essenziali, dotati di principi attivi scientificamente comprovati dal punto di vista biochimico. L’utilizzo della vibrazione energetica è un fattore molto presente tra le medicine olistiche: cristalloterapia, cromoterapia, Reiki e anche Fiori di Bach. La rimozione di blocchi energetici, spesso emozionali, consente un ritorno al normale stato di benessere, all’equilibrio psicofisico naturale della singola persona.