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vendita farmaci tramite distributore

Vendita di farmaci tramite distributori automatici, i chiarimenti del ministero


L’11 marzo 2019, il ministero della Salute ha emanato una nota in risposta ad una richiesta di parere formulata da Federfarma in relazione a talune modalità di vendita e dispensazione al pubblico di medicinali Sop, che includono l’uso di distributori automatici. Il ministero ha preso una posizione molto restrittiva sul punto, fornendo un’interpretazione rigorosa della normativa applicabile. Al riguardo, ci si interroga se anche una diversa e più moderna lettura della medesima normativa possa ritenersi sostenibile.

L’oggetto della richiesta di parere al ministero


Il parere richiesto al ministero ha per oggetto la compatibilità con la vigente normativa sulla vendita dei farmaci di un’attività commerciale che consiste nella vendita al pubblico di medicinali Sop mediante un distributore automatico esterno alla farmacia collegato, tramite una App, al sito internet di quella farmacia autorizzata alla vendita online di farmaci. Il ministero ha ritenuto che l’attività in questione sia illegittima in quanto si configura come vendita di medicinali al di fuori dei canali autorizzati, in violazione dell’articolo 122 del regio decreto n. 1265/1934, in base al quale “la vendita al pubblico di medicinali a dose o forma di medicamento non è permessa che ai farmacisti e deve essere effettuata nella farmacia sotto la responsabilità del titolare della medesima” (oggi anche nelle parafarmacie ai sensi del d.l. n. 223/2006).

Le ragioni del ministero


Le argomentazioni del ministero si possono sintetizzare come segue:

(i) il fatto che, ai fini di effettuare l’acquisto presso la macchina automatica, sia necessario collegarsi al sito internet della farmacia non rileva ai fini di qualificare la transazione come vendita online sul sito autorizzato della farmacia;

(ii) non potendo quindi qualificare la transazione come vendita online sul sito autorizzato della farmacia, tale transazione deve essere considerata come una vendita al pubblico per mezzo di distributore automatico;

(iii) la vendita al pubblico di farmaci attraverso distributori automatici precaricati esterni alla farmacia è vietata ai sensi dell’art. 122 del regio decreto n. 1265/1934 in quanto (a) non avviene nei locali della farmacia e (b) avviene mediante una procedura automatizzata.

La posizione del ministero è frutto di una rigida interpretazione ed applicazione sia delle norme sulla vendita a distanza che del menzionato articolo 122 del regio decreto n. 1265/1934. Tuttavia, ciascuno di questi punti potrebbe essere suscettibile di una diversa lettura.

I confini della vendita online

Purtroppo non sono riportati nella nota del ministero sufficienti dettagli su come sarebbe avvenuto l’acquisto dei medicinali, al fine di capire se la transazione si potesse ritenere conclusa online oppure attraverso l’accesso alla macchina dispensatrice. Se, infatti, l’acquisto si perfezionasse online e, attraverso un codice o uno strumento simile, l’utente potesse solo ritirare il prodotto dal distributore, difficilmente si potrebbe escludere che la fattispecie ricada in una vendita online.
In questa ipotesi, l’acquisto avverrebbe su un sito autorizzato di una farmacia, in conformità con la legge (articolo 112-quater del Codice del farmaco) e l’uso della macchinetta riguarderebbe esclusivamente le modalità di dispensazione e non quelle di acquisto. Dal momento che, in base all’articolo 122 del regio decreto n. 1265/1934, “la vendita al pubblico di medicinali … non è permessa che ai farmacisti e deve essere effettuata nella farmacia sotto la responsabilità del titolare della medesima”, si potrebbe ritenere che la mera dispensazione tramite distributore automatico di un farmaco già acquistato attraverso canali autorizzati non ricada in tale divieto. Soprattutto assumendo che il distributore automatico, seppure collocato in un luogo esterno alla farmacia, sia posto sotto il controllo e la responsabilità del farmacista che ne dispone, provvede a ricaricarlo e verifica lo stato di conservazione e sicurezza dei prodotti inseriti.

Vendita attraverso il distributore automatico

Se la transazione non potesse essere qualificata come vendita online, ci si dovrebbe porre l’interrogativo se la vendita di farmaci effettuata attraverso un distributore automatico sia consentita dalla legge. Come anticipato, una rigida interpretazione dell’articolo 122 porta a ritenere che la vendita di farmaci possa avvenire (con l’eccezione dell’e-commerce dei Sop sui siti autorizzati) solo “nella farmacia” e “sotto la responsabilità del titolare della medesima”. Dunque la vendita attraverso distributori automatici risulterebbe vietata.

Tuttavia ci si potrebbe interrogare sul significato di tali requisiti che, secondo la lettura del ministero, porterebbe ad escludere sia l’utilizzo di distributori esterni alla farmacia stessa sia il ricorso ad una “procedura automatizzata”. In altri termini, ci si chiede se, per soddisfare questi criteri, sia sempre necessario il diretto intervento di un farmacista o si possano immaginare soluzioni intermedie che contemplano la presenza di sistemi automatizzati, pur nel rispetto della legge.

È sempre necessaria la persona fisica?

Se, infatti, come lo stesso ministero afferma nella sua nota, il farmacista è l’unico responsabile della vendita del farmaco e deve effettuare, per obbligo professionale, la verifica dell’integrità del farmaco venduto, della corretta conservazione dello stesso e della corrispondenza con quanto ordinato, sarebbe ragionevole pensare che questi doveri possano essere assolti dal farmacista anche avvalendosi dell’ausilio di strumenti automatizzati purché posti sotto il suo controllo e responsabilità.

Ad esempio, in caso di vendita online di farmaci su siti autorizzati delle farmacie, si potrebbe immaginare un sistema in cui i prodotti acquistati online escano dai magazzini delle stesse farmacie con l’ausilio di macchinari automatizzati e personale di supporto sotto la supervisione e la responsabilità ma senza il diretto intervento di un farmacista.

Esigenze di ammodernamento del settore

Dunque questa nota del ministero, seppure indubbiamente supportata a livello normativo (non a caso da un decreto del 1934!), appare forse poco in linea con le esigenze di ammodernamento del settore, che dimostra di aver sempre più bisogno di nuove leggi o almeno di interpretazioni “evolutive” delle vecchie che tengano conto del mutare dei tempi, delle nuove tecnologie a disposizioni e di tutti gli strumenti che oggi consentirebbero di fornire ai cittadini servizi ulteriori e spesso migliori, sempre nel rispetto delle esigenze di sicurezza e tutela della salute.

A cura di Elisa Stefanini (Counsel) e Donata Cordone (Associate) – Portolano Cavallo


Gestione “performante” del magazzino in farmacia e rotazione dei prodotti

Condivido questo articolo di FARMACIA VIRTUALE IN QUANTO LO RITENGO MOLTO INTERESSANTE PER LA FARMACIA 

La gestione del magazzino della farmacia e la rotazione dei prodotti acquistati, in alcuni professionisti, incute ansia; molte volte non si pensa di dover fare i conti con l’aspetto economico della farmacia, legato allo stock dei prodotti. Questo aspetto è davvero fondamentale per una corretta e proficua gestione dell’intera farmacia. Con la parola magazzino ci riferiamo all’assortimento prodotti – come farmaci, parafarmaci, medical device e cosmetici – presenti fisicamente in farmacia e pronti per la vendita immediata al banco. Ma, andando al dunque, qual è la check-list ideale per gestire in modo performante il proprio magazzino?


Parola d’ordine… ordine!

Per avere la situazione sotto controllo, occorre che i prodotti siano stipati in ordine di scadenza, divisi per tipologia, in aree idonee in termini di igiene/temperatura e che siano perfettamente visibili, senza essere oscurati da altre referenze o pacchi posizionati davanti. Tutte le referenze dovrebbero essere posizionate in area vendita di modo che i clienti possano subito valutare l’acquisto d’impulso o chiedere al farmacista informazioni professionali (abbiamo appena generato un lead!).

Il magazzino, quindi, non è solo l’area dove tenere i prodotti nel retro della farmacia, ma il vero magazzino performante è quello esposto al pubblico. Nel caso in cui la quantità dei prodotti è elevata, il maggior quantitativo possibile dovrà essere posizionato in area vendita e il resto dello stock in retro banco, in unica posizione e non in posizionamenti frazionati. È necessario anche dare giusto spazio e rilevanza a ogni prodotto in area vendita in modo da stimolarne l’acquisto (e capire di riflesso cosa si ha in maggiore quantità).

Occhio alle scadenze

Risulta essenziale controllare le scadenze dei prodotti relative al mese successivo, in modo da ritirarle dall’area vendita e dal magazzino e posizionarle in spazi non conformi. Buona pratica è anche quella di valutare le scadenze prodotti a 9-12 mesi, per poter elaborare strategie di vendita e offerte di modo da eliminare le scorte prima della scadenza effettiva, monetizzando quindi potenziali prodotti che altrimenti genererebbero perdita economica.

Ogni settimana il magazziniere (o il farmacista responsabile) dovrà provvedere a rimpiazzare i prodotti carenti in area vendita dal magazzino, sistemando le referenze negli scaffali e riducendo disordine creatosi durante le fasi di vendita; in questo modo, si eviteranno potenziali errori commerciali e professionali.

Il valore del magazzino

Attenzione al valore di magazzino al 31 dicembre di ogni anno, perché il valore di costo di tutti i prodotti andrebbe a incidere di riflesso sulla situazione economica della farmacia, aumentando di conseguenza il valore della tassazione annuale. Occorre però fare una precisazione davvero importante: vero è che da un lato sarebbe proficuo ridurne il valore ma dall’altro, qualora dovessimo venire a conoscenza di offerte e scontistiche allettanti, non serve essere restii all’acquisto. La bilancia pende sempre a favore del prezzo più basso o dello sconto maggiore in fase di acquisto e non a tenere il magazzino basso a tutti i costi!

Rotazione

Importante ai fini della corretta gestione dei prodotti è la loro rotazione, ovvero il numero di volte che un prodotto, in un determinato arco temporale, viene venduto e riacquistato. Bisogna tenere in considerazione che la rotazione dei prodotti è influenzata dalla richiesta da parte dei clienti, ma anche da corretta esposizione, ottimo prezzo di acquisto e di rivendita, focus commerciale da parte di farmacisti e addetti alla vendita.


Sui prodotti a bassa rotazione occorre monitorare costantemente le vendite, per evitare di incorrere in scadenza e generare una consequenziale perdita di profitto. Un prodotto basso rotante in scadenza, genera passivi maggiori rispetto ai potenziali guadagni generati da un prodotto acquistato a un ottimo prezzo.

Ordini di acquisto

È indispensabile gestire correttamente gli ordini di acquisto, ovvero le quantità ordinate idonee alla soddisfazione della domanda, in un lasso di tempo che consiglio essere trimestrale. Nel caso in cui, come già accennato in precedenza, la ditta o il grossista di riferimento ci propongano un’offerta commerciale davvero vantaggiosa e parallelamente riscontrassimo delle buone uscite, non bisognerà esitare nell’acquisto ma essere felici di aver fatto un’ottima azione commerciale.

Meticolosità per tutta la farmacia

Sponsorizzazioni in monitor in area d’attesa clienti, locandine, volantini e attività digitali rivestono un ruolo fondamentale e decisivo nella rotazione dei prodotti in farmacia… e anche nella soddisfazione del farmacista e del titolare nel raggiungimento completo dell’obiettivo commerciale prefissato.
Per di più aumenterà, con il proseguire del tempo, il potere commerciale con i fornitori di riferimento. Si dovrà, inoltre, porre attenzione a tutte le tecniche di visual merchandising, che aiutano nell’acquisto d’impulso o nello stimolo alla vendita in generale. Altrettanto utili le giornate promozionali in farmacia, in cui alla vendita del prodotto viene abbinato un plus aggiuntivo (come ad esempio la prova dello stesso prodotto, un omaggio, uno sconto su altre referenze), potenziando così il cross-selling. Occhio quindi a tutto il magazzino della farmacia!


CREDITO D'IMPOSTA 2021

Bonus investimenti: la legge di Bilancio 2021 cambia le regole
Riscritta la disciplina del credito d’imposta per i beni strumentali nuovi. Le nuove regole, previste dal disegno di legge di Bilancio 2021 approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri, sono valide per gli investimenti effettuati a partire dal 16 novembre 2020 e resteranno in vigore fino alla fine del 2022, con possibile estensione fino al 30 giugno 2023 se entro il 31 dicembre 2022 l’ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti di almeno il 20% del costo di acquisizione. Previste inoltre aliquote agevolative più elevate, più alti limiti massimi delle spese ammissibili e minori tempi di fruizione. Esteso poi l’ambito oggettivo del credito d’imposta per i beni strumentali generici, aperto a imprese e professionisti: con la nuova disciplina, sono agevolabili anche i beni immateriali.

Nuova disciplina dal 16 novembre 2020 per il credito d’imposta per i beni strumentali nuovi.

Il nuovo corso arriva con il disegno di legge di Bilancio 2021, approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri del 16 novembre 2020.

Le nuove regole ricalcano la stessa struttura della precedente disciplina dettata dalla legge di Bilancio 2020 (l. n. 160/2019, articolo 1, commi da 185 a 197), ma presentano alcune sostanziali novità.

Rispetto alla precedente formulazione, la nuova normativa si caratterizza per aliquote agevolative più elevate, più alti limiti massimi delle spese ammissibili e minori tempi di fruizione. Ampliato anche l’ambito oggettivo del credito di imposta per i beni strumentali “generici”, aperto a imprese e professionisti, esteso ai beni immateriali.

La nuova versione del credito d’imposta è valida per gli investimenti effettuati a partire dal 16 novembre 2020 e resterà in vigore fino alla fine del 2022, con possibile estensione fino al 30 giugno 2023 se entro il 31 dicembre 2022 l’ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti di almeno il 20% del costo di acquisizione.

Leggi anche La proroga dei bonus edilizi al 2021 e della moratoria per le imprese entra nella legge di Bilancio 2021
Nuova disciplina valida dal 16 novembre 2020

La disciplina da applicare per la determinazione del credito d’imposta spettante dipende quindi dalla data di realizzazione degli investimenti.

Per gli investimenti effettuati dal 16 novembre 2020 trovano applicazione le nuove norme dettate del disegno di legge di Bilancio 2021, mentre gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2020 al 15 novembre 2020 sono soggetti alla disciplina contenuta nella legge di Bilancio 2020.

Ai fini della determinazione del “momento di effettuazione”, riprendendo i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 4/E/2017, si applicano le regole generali della competenza previste dall’art. 109, commi 1 e 2, del Tuir, ai sensi del quale:

- per i beni acquisiti sulla base di un contratto di acquisto, vale la data della consegna o spedizione del bene, ovvero, la data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà o di altro diritto reale, senza tener conto delle clausole di riserva della proprietà;

- per i beni acquisiti mediante contratto di leasing, rileva il momento in cui il bene viene consegnato, ossia entra nella disponibilità del locatario. Qualora il contratto preveda la clausola di prova a favore del locatario, rileva la dichiarazione di esito positivo del collaudo da parte dello stesso locatario. Pertanto, ai fini dell’agevolazione, rileva la data di consegna del bene al locatario (o l’esito positivo del collaudo) e non il momento del riscatto. L’acquisizione in proprietà del bene a seguito di eventuale successivo riscatto non configura un’autonoma ipotesi d’investimento agevolabile;

- per i beni acquisiti mediante contratto di appalto, rileva il momento di ultimazione della prestazione, a meno che il contratto non preveda la liquidazione dei corrispettivi a SAL definitivi (ossia, con verifica ed accettazione senza riserve di ciascuno stato di avanzamento lavori, da parte del committente, ex art. 1666 c.c.), nel qual caso rileva il momento della liquidazione di ogni SAL;

- per i beni costruiti in economia, i costi oggetto del credito d’imposta sono quelli sostenuti nel periodo agevolato, avuto riguardo ai predetti criteri di competenza di cui al citato articolo 109 del Tuir, anche se i lavori sono iniziati o sospesi in esercizi precedenti al predetto periodo ed ultimati dopo la scadenza dell’agevolazione.

Ambito soggettivo

Con riguardo all’ambito soggettivo, la nuova disciplina ricalca la precedente dettata dalla legge di Bilancio 2020.

In particolare, il credito d’imposta spetta a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dalle regole fiscali di determinazione del reddito adottate.

Per gli investimenti in beni ordinari non 4.0, sono ammessi anche gli esercenti arti e professioni.

Come per la precedente disciplina, il beneficio non spetta:

- alle imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, altra procedura concorsuale prevista dalla legge fallimentare, dal d.lgs. 14/2019 (Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza) o da altre leggi speciali oppure che abbiano in corso un procedimento per la dichiarazione di una di tali situazioni;

- alle imprese destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’articolo 9, comma 2, del D.Lgs. n. 231/2001.

È inoltre confermato che, per le imprese ammesse al credito d’imposta, la fruizione del beneficio spettante è comunque subordinata alla condizione del rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro applicabili in ciascun settore e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.

Misura del credito d’imposta

Differenze tra la precedente e la nuova versione del credito d’imposta si riscontrano in relazione alla misura dell’agevolazione e ai tetti massimi di investimenti agevolabili.

Beni materiali 4.0

Secondo la nuova disciplina, per gli investimenti materiali 4.0 (beni ricompresi nell'allegato A annesso alla legge di Bilancio 2017), sono previste 3 aliquote agevolative (la disciplina previgente ne prevedeva 2) e viene fissato a 20 milioni di euro (doppio rispetto al precedente limite) il tetto massimo di investimenti agevolabili.

In particolare, per gli investimenti in beni materiali 4.0 effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021 (con possibile estensione fino al 30 giugno 2022), il credito di imposta è riconosciuto nella misura del:

- 50% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;

- 30% del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro;

- 10% del costo, per la quota di investimenti superiori a 10 milioni e fino a 20 milioni.

Per gli investimenti effettuati a decorrere dal 1° gennaio 2022 e fino al 31 dicembre 2022 (con possibile estensione fino al 30 giugno 2023), il credito di imposta è riconosciuto nella misura del:

- 40% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;

- 20% del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro;

- 10% per la quota di investimenti superiori a 10 milioni e fino a 20 milioni di euro.

Secondo la disciplina dettata dalla legge di Bilancio 2020, il beneficio è pari al:

- 40% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;

- 20% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro.

Beni immateriali 4.0

Per i beni immateriali 4.0 (beni ricompresi nell'allegato B annesso alla legge di Bilancio 2017, come integrato dalla legge di Bilancio 2018), invece, per gli investimenti effettuati nel corso di tutto il periodo agevolato (investimenti effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2022, con possibile estensione fino al 30 giugno 2023), il credito d’imposta è pari al 20% del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 1 milione di euro. Secondo la disciplina dettata dal comma 190 dell’articolo 1 della legge di Bilancio 2020, il beneficio è pari al 15% del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 700.000 euro.

Come nella precedente disciplina dettata dalla legge di Bilancio 2020, sono agevolabili anche le spese per servizi sostenute in relazione all'utilizzo dei beni mediante soluzioni di cloud computing, per la quota imputabile per competenza.

Beni “generici”

Per investimenti in altri beni strumentali, diversi da quelli ricompresi nei predetti allegato A e B della legge di Bilancio 2017, il disegno di legge di Bilancio 2021 estende il credito d’imposta (di cui possono beneficiare sia le imprese che gli esercenti arti e professioni) ai beni immateriali generici (finora esclusi) ed aumenta sia la misura del beneficio che il limite massimo dei costi ammissibili.

Per gli investimenti in beni strumentali materiali ed immateriali diversi da quelli ricompresi negli allegati A e B alla legge di Bilancio 2017, effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021 (con possibile estensione fino al 30 giugno 2022), il credito di imposta è riconosciuto nella misura del:

(i) 10% del costo, nel limite massimo dei costi ammissibili pari a:

- 2 milioni di euro per i beni materiali;

- 1 milione di euro per i beni immateriali;

(ii) 15% per gli investimenti in beni strumentali, sia materiali sia immateriali, destinati all’organizzazione di forme di lavoro agile, sempre nel limite massimo dei costi ammissibili pari a:

- 2 milioni di euro per i beni materiali;

- 1 milione di euro per i beni immateriali.

Per gli investimenti effettuati a decorrere dal 1° gennaio 2022 e fino al 31 dicembre 2022 (con possibile estensione fino al 30 giugno 2023), il credito di imposta è riconosciuto nella misura del 6% del costo, nel limite massimo dei costi ammissibili pari a:

- 2 milioni di euro per i beni materiali;

- 1 milione di euro per i beni immateriali.

Secondo la disciplina dettata dalla legge di Bilancio 2020, il beneficio è pari al 6% del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 2 milioni di euro.

Periodo di fruizione

Ulteriore differenza tra la nuova e la precedente disciplina investe il periodo di fruizione.

Secondo le nuove regole, il credito di imposta è utilizzabile in compensazione a decorrere dall’anno di entrata in funzione dei beni ovvero a decorrere dall'anno successivo a quello dell'avvenuta interconnessione dei beni (materiali ed immateriali) 4.0.

Secondo la disciplina dettata dalla legge di Bilancio 2020, invece l'utilizzo può partire a decorrere dall'anno successivo a quello di entrata in funzione dei beni ovvero a decorrere dall'anno successivo a quello dell'avvenuta interconnessione dei beni 4.0.

Come per la precedente disciplina, il credito d'imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione (ai sensi dell'articolo 17 del D.Lgs. n. 241/1997), ma in 3 quote annuali (anziché in 5 quote annuali di pari importo, ridotte a 3 per i beni immateriali 4.0).

Le nuove regole prevedono inoltre che i soggetti con un volume di ricavi o compensi inferiori a 5 milioni di euro possono utilizzare il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali materiali ed immateriali “generici” in un’unica quota annuale.

Obblighi documentali

Rimangono confermati gli oneri documentali.

In particolare, viene disposto che è necessario conservare, pena la revoca del beneficio, la documentazione idonea a dimostrare l'effettivo sostenimento e la corretta determinazione dei costi agevolabili. A tal fine, le fatture e gli altri documenti relativi all'acquisizione dei beni agevolati devono contenere l'espresso riferimento della norma di riferimento.

Nel caso di investimenti in beni materiali ed immateriali 4.0 (ricompresi negli allegato A e B annesso alla Legge di Bilancio 2017), le imprese sono inoltre tenute a produrre una perizia asseverata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali o un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato, da cui risulti che i beni possiedono caratteristiche tecniche tali da includerli negli elenchi di cui ai allegati A e B annessi alla legge n. 232/2016 e sono interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Per i beni di costo unitario di acquisizione non superiore a 300.000 euro, l’onere documentale della perizia o dell'attestato può essere adempiuto attraverso una dichiarazione resa dal legale rappresentante dell’impresa.



La farmacia olistica

Il Farmacista Olistico sempre più richiesto


Oggi parliamo di un fenomeno che a Noi piace un sacco! La nuova figura di Farmacia olistica. Da 3 anni portiamo avanti la battaglia che cerca di rispondere a questa domanda “Il cliente viene in farmacia per curare la pelle, perchè,  invece trova solo  cosmetici  a base chimica e poco BIO? 

Ma il concetto di Bio farmacie è molto più ampio appunto olistico!

La corrente di pensiero dell‘olismo può essere applicata a molte discipline: politica, economia, fisica, antropologia, filosofia, psicologia e medicina. In quest’ultimo ambito, il termine “olistico” è diventato molto di moda, seppure con un significato piuttosto vago. Il termine olismo proviene dal greco όλος, olos, che sta per “totalità”. L’olismo in medicina rappresenta uno stato di salute “globale”, l’unione di mente, corpo, ambiente e società. La ricerca della salute è orientata alla persona e non alla malattia, alla causa e non al sintomo, al sistema e non all’organo, al riequilibrio invece che alla cura, stimolando il naturale processo di autoguarigione del corpo.

Ma cos’è la medicina olistica e da cosa è caratterizzata? Un approccio di tipo olistico non deve essere visto come esclusivo e lontano dalle metodologie di intervento della medicina tradizionale o “scientifica”. Innanzitutto, perché l’approccio di tipo olistico non è finemente terapeutico, cioè non si limita a guarire. Vi è anche una importante dimensione di prevenzione e un’altrettanto importante componente di conservazione e miglioramento dello stato di salute.

Ma perchè un farmacista olistico?

Forse perchè le persone oggi non vogliono più curarsi con medicine che fanno venire altre malattie!? Vi sembra logico?. Un farmacista olistico è prima di tutto un consigliere di prevenzione e salute. Propone solo ciò che fa bene, valutando sempre tra benefici e rischi.

IL TEST: Sei un farmacista olistico?

  • Proponi  prodotti più naturali possibile?
  • Guardi sempre le controindicazioni dei medicinali
  • Sei un appassionato di  fitoterapia e omeopoatia?
  • Ti appassioni ai metodi della nonna?
  • Occupi il tuo tempo parlando con il clienti o sei un commesso da banco?

Rientrano tra le medicine olistiche molte delle cosiddette “terapie naturali”. L’aromaterapia si distingue per l’utilizzo di sostanze, i cosiddetti olii essenziali, dotati di principi attivi scientificamente comprovati dal punto di vista biochimico. L’utilizzo della vibrazione energetica è un fattore molto presente tra le medicine olistiche: cristalloterapia, cromoterapia, Reiki e anche Fiori di Bach. La rimozione di blocchi energetici, spesso emozionali, consente un ritorno al normale stato di benessere, all’equilibrio psicofisico naturale della singola persona.


LA  FARMACIA DEI SERVIZI, NUOVA FIGURA DEL FARMACISTA

Qui di seguito riportiamo un articolo a titolo informativo che rispecchia appieno il nostro concetto di farmacia:

La Farmacia dei Servizi, il punto di svolta per una professione molto antica

Un tempo i farmacisti chiamati speziali, o alchimisti, alla continua ricerca dei poteri curativi delle piante, grazie alle quali cercavano di lenire i malesseri delle persone che desideravano aiuto e conforto. Nei secoli più recenti però la farmacia ha acquisito indipendenza e pur continuando a ricevere e ad amalgamare in sé i contributi delle conoscenze scientifiche disponibili, si è concentrata su un settore specifico, quello della dispensazione del farmaco al pubblico (dal greco antico phàrmakon, vocabolo con la duplice traduzione di “veleno” ma anche “rimedio”). Parlare oggi della farmacia significa valutare tutti i rapporti ed aspetti tecnologici, culturali, filosofici, economici e sociologici perché da dispensatori di farmaci diventerà erogatrice di “servizi”.
Quello a cui stiamo assistendo dal 2009 è difatti una nuova evoluzione del sistema farmacia, un cambio epocale paragonabile a quello avvenuto nella seconda metà del 1800, quando da drogherie e/o negozi di spezie le farmacie sono diventate laboratori galenici per la dispensazione di specialità medicinali “su misura”, sempre più focalizzate su la cura delle patologie. Anche all’atto dell’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, con la Legge n. 833/78, la farmacia è stata incardinata dal Legislatore come servizio pubblico preordinato alla tutela della salute con lo scopo di assicurare un’adeguata distribuzione dei farmaci ai cittadini, in applicazione dell’art. 32 Costituzionale. L’assistenza farmaceutica, ai sensi dell’art. 28, comma 1, della l. n. 833/1978, è qualificata come attività erogata dalle aziende sanitarie locali “attraverso le farmacie di cui sono titolari enti pubblici e le farmacie di cui sono titolari enti privati, tutte convenzionate secondo i criteri e le modalità di cui agli artt. 43 e 48”, e poi “accreditate” in base alla normativa successiva.
Dopo circa 40 anni di stasi e crisi anche economiche il vero salto di qualità è rappresentato dall’ideazione di un nuovo modo di fare il farmacista tramite la cosiddetta Farmacia dei Servizi. Le basi legislative della Farmacia dei Servizi risiedono nell’approvazione della Legge n. 69 del 18 giugno 2009, e successiva approvazione del D. Lgs. n. 153 del 3 ottobre 2009 e dalla seguente emanazione dei decreti attuativi che hanno individuato nuovi servizi a forte valenza socio-sanitaria erogabili dalle farmacie di comunità poi configurate come "strutture di servizio", da effettuare nell'ambito del Servizio Sanitario Nazionale
Il contesto in cui si può muovere il farmacista di comunità è stato ben delineato dai Decreti Attuativi emanati dal Governo, successivamente al D.Lgs 153/2009, qui riassunti brevemente e che elencano i “servizi” erogabili dalle farmacie di comunità.
Il Decreto del 16 dicembre 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 57 del 10 marzo 2011 (4) fa riferimento ai test "autodiagnostici", test gestibili direttamente dai pazienti in funzione di autocontrollo a domicilio, o che possono, in caso di condizioni di fragilità di non completa autosufficienza, essere utilizzati mediante il supporto di un operatore sanitario, presso le farmacie territoriali pubbliche e private. Il medesimo Decreto fornisce indicazioni tecniche relative all’uso in farmacia di dispositivi strumentali. In particolare determina che per l’erogazione dei servizi di secondo livello possano essere utilizzati direttamente in farmacia
apparecchiature strumentali non invasive (Holter cardiaci e pressori, monitoraggio dell’attività cardiaca mediante telemonitoraggio e telecardiologia etc.)
Il Decreto del 16 dicembre 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 90 del 19 aprile 2011 (5), regolamenta invece l'attività degli operatori sanitari in farmacia. Le attività erogate presso le farmacie e a domicilio del paziente, previste dal Decreto, devono essere effettuate esclusivamente da infermieri e da fisioterapisti. Con il Decreto dell'8 luglio 2011 le farmacie, attraverso una postazione dedicata, possono operare anche come canali di accesso al Sistema CUP per prenotare prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale presso le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate, provvedere al pagamento dei ticket a carico del cittadino e ritirare i relativi referti.
In sostanza, è stato ideato un nuovo ruolo per la farmacia, intesa non solo come luogo specifico e privilegiato di erogazione dei farmaci, ma anche come centro socio sanitario polifunzionale di prestazioni al servizio della comunità. Un destino quasi naturale, considerando che la farmacia di comunità è sempre più coinvolta nel processo di presa in carico del paziente e pertanto la sua evoluzione in presidio sanitario polivalente del SSN è necessaria per garantire una risposta adeguata ai bisogni di salute dei cittadini. In questo contesto si rende essenziale un approccio multidisciplinare e interprofessionale, salvaguardando le competenze di ciascun professionista ma convergendo tutti al raggiungimento del risultato clinico di efficacia, efficienza e sostenibilità del SSN.
L’obiettivo della Farmacia dei Servizi è stato sintetizzato in una intervista dal Presidente della Fofi, l’On. Andrea Mandelli: “fare della farmacia un presidio di zona dove poter effettuare analisi di prima istanza, trovare personale formato e dedicato alla corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche, attivare forme di assistenza a domicilio per i pazienti più fragili”. Infatti, la Farmacia dei Servizi potrà collaborare alle iniziative che tendano a garantire il corretto utilizzo dei medicinali e incrementare l'aderenza dei pazienti alle terapie, nonché partecipando alle campagne di prevenzione delle patologie a forte impatto sociale. Tutto questo sarà possibile integrando la farmacia di comunità all'interno delle reti assistenziali integrate, basate sulla costruzione di percorsi diagnostico terapeutici assistenziali per il paziente cronico.
La farmacia diviene, quindi, il luogo di interazione sanitaria di professionisti e pazienti. Il farmacista non effettuerà soltanto la dispensazione del bene farmaco ma applicherà le proprie conoscenze sulle modalità di utilizzo del farmaco stesso, per il miglioramento globale della salute del paziente, sempre in un’ottica di collaborazione multidisciplinare con il medico di medicina generale, il pediatra di libera scelta, infermieri e anche con il caregiver.
Tutto questo è stato confermato dalle azioni del Governo, che già nel 2017 aveva stanziato 36 milioni di euro per l’avviamento della Sperimentazione Ministeriale sulla Farmacia dei Servizi con la Legge dello Stato n. 205 del 27 dicembre 2017.
Per l’avviamento della Sperimentazione Ministeriale e lo sblocco dei fondi, ad essa destinati, è stato necessario istituire nel 2019 un Tavolo Tecnico Ministeriale ad hoc, mediante il decreto del Direttore Generale della Programmazione Sanitaria del 30 novembre 2018.
Il decreto direttoriale ha predisposto la creazione di un Gruppo di Lavoro dando l’incarico di selezionare i servizi da monitorare nel corso della Sperimentazione e di effettuare la stesura delle linee di indirizzo, quale modello per l’applicazione e la validazione della pharmaceutical care sul territorio.
In base all’art. 2 comma 4 del Decreto Direttoriale, il Gruppo di Lavoro, che trova tra i suoi componenti le Regioni, Fofi, Federfarma, Assofarm, Utifar, Fimmg, Fnomceo, Fnopi, SIFO Cittadinanzattiva, ha coinvolto ALTEMS, l’Osservatorio Nazionale sulla Farmacia dei Servizi, poiché in possesso di comprovata competenza ed esperienza.
Come riportato nelle linee di Indirizzo, il supporto tecnico scientifico, volontario ed incondizionato è stato offerto dal Prof. Americo Cicchetti, il Dott. Michele Basile, la Dott.ssa Maria Diana Naturale, il Dott. Eugenio Di Brino ed il Dott. Filippo Rumi.
I protocolli contenuti nel documento permettono l’erogazione di prestazioni omogenee su tutto il territorio nazionale così come la loro valutazione sul piano dei risultati in termini di salute e valore economico.
L’importanza del modello della Farmacia dei Servizi è stata confermata anche con un atto ufficiale della Conferenza Stato Regioni che ad ottobre 2019 ha recepito ed approvato le linee di indirizzo Ministeriali per l’avviamento effettivo della Sperimentazione nelle 9 regioni originariamente individuate per l’avviamento della stessa (Piemonte, Lazio e Puglia nel 2018; Lombardia, Emilia Romagna e Sicilia nel 2019; Veneto, Umbria e Campania nel 2020).
L’ultimo atto, in ordine cronologico, è rappresentato dalla Legge di Bilancio per l’anno 2020, Legge n. 160 del 27 dicembre 2019, che al comma 461 e 462 stabilisce l’incremento di cinquanta milioni da impiegare "ex novo" per le farmacie territoriali tra il 2021 e il 2022. Questi ulteriori fondi serviranno ad estendere a tutte le regioni a statuto ordinario la sperimentazione sulla Farmacia dei Servizi. A pazienti cronici e fragili sarà offerto un "servizio di accesso personalizzato ai farmaci", grazie anche ad una piattaforma alla quale potranno accedere farmacie, medici curanti e pediatri. Medico e farmacista potranno accedere al Fascicolo sanitario del paziente, e il medico potrà leggere il dossier farmaceutico (dl 179/12) che, compilato dal farmacista, contiene l'elenco di tutti i medicinali acquistati dal paziente in farmacia.
Affidare alla farmacia un ruolo così determinante per il SSN è stato quasi “spontaneo” grazie alla capillare dislocazione sul territorio delle farmacie esistenti ed alla competenza scientifica del farmacista. La centralità del farmacista come professionista può essere determinante in quanto è soprattutto dalla sua opera professionale che il sistema può ricavare un valore aggiunto sia dal punto di vista economico, che dal punto di vista assistenziale. Infatti, il farmacista di comunità non è più prevalentemente un operatore commerciale, benché specializzato, ma rappresenta una realtà fortemente integrata all’interno del sistema sanitario nazionale in grado di inserire la farmacia all’interno di una rete di informazioni e servizi per la salute web based.
In definitiva, per un grande cambiamento occorre che ci sia un forte investimento sul piano culturale poiché la professionalità dei farmacisti derivante dalla formazione scientifica è la base del rapporto fiduciario tra farmacista e paziente. Le grandi innovazioni ed i cambiamenti, spesso, se non opportunamente compresi, rischiano di non essere accettati o peggio di essere ostacolati. Anche in natura non è il più forte che sopravvive né il più intelligente ma il più aperto al cambiamento.

di Maria Diana Naturale


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